Nel primo trimestre 2015 aumentano del 22% le istanze di mediazione.

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Letto 1205 dal 08/07/2015



I dati diffusi dal Dipartimento di Statistica del Ministero della Giustizia evidenziano per il primo trimestre 2015 un incremento considerevole delle istanze di mediazione su base nazionale (+ 22%, ovvero oltre 10 mila istanze), rispetto allo stesso periodo del 2014.


 

Numeri che, se valutati più attentamente, mostrano un consolidato trend di fiducia degli operatori del diritto e dei cittadini verso le opportunità risolutive delle liti offerta dal nuovo Istituto.

Aumenta la presenza delle parti in mediazione e si attesta al 44,9 %, mentre la probabilità di raggiungere un accordo dopo il primo incontro si attesta sul 43%, quasi un caso su due.



 

In netto aumento anche le istanze di mediazione delegata (9,8% nel primo trimestre 2014 rispetto al 5% del primo trimestre 2014) che superano per la prima volta le istanze di mediazione volontaria (ferma al 9,5%).

Un incremento positivo indice di una maggiore consapevolezza e curiosità mostrata negli ultimi mesi da buona parte della magistratura con i suoi preziosi provvedimenti e dal Consiglio Superiore della Magistratura attraverso la formazione dei magistrati.



Effetti positivi sulle parti e sul sistema giustizia.

Dai dati pubblicati dal Ministero emerge come nell’ambito delle materie soggette a mediazione obbligatoria, a fronte di un incremento della mediazione civile vi sia una contestuale diminuzione del numero delle liti pendenti.

Solo tra il 2013 e il 2014 il calo ha riguardato l’8% dei procedimenti iscritti.



L’efficacia della mediazione in presenza di entrambe le parti, invece, si testa soprattutto in materia di patti di famiglia, diritti reali e divisione, mentre più difficilmente è possibile trovare un accordo in materia di contratti bancari, responsabilità medica e assicurazioni, per ragioni facilmente intuibili.




In ultimo, nella consueta "gara" tra gli Organismi più efficienti, si confermano gli ottimi risultati conseguiti dalle società private (nel 46% dei casi in cui compare l’aderente si giunge ad accordo) e dagli ordini professionali (nel 50% dei casi) col limite degli organismi degli Ordini degli Avvocati, all’ultimo posto con solo il 35% di chiusure.