Il Fondo Monetario Internazionale sprona l’Italia a proseguire con il potenziamento della mediazione civile.

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Il Fondo Monetario Internazionale torna a puntare il dito contro il sistema giudiziario italiano, reo di essere uno dei principali motivi della bassa crescita del Paese.

Nella relazione annuale che ha esaminato la situazione economica italiana, sotto la lente di ingrandimento finisce anche il sistema giudiziario che secondo l’FMI impedisce al cittadino di ottenere giustizia: per definire il primo grado di giustizia occorrono 1200 giorni e fino a 8 anni per giungere in Cassazione nel processo civile, laddove invece per un Paese Ocse la media si aggira attorno ai due anni.

Le cause sono da individuare nel sistema giudiziario inefficiente (alto numero di tribunali e bassi costi di accesso alla giustizia), nell’elevato numero di cause e di avvocati (circa 350 per ogni 1000 abitanti) e l’elevato numero di processi pendenti (circa dieci milioni).

Le conseguenze di un sistema al collasso incidono notevolmente sull’economia del Paese, ed in particolare sugli investimenti degli stranieri, sul mercato e sul costo del credito, sulle dimensioni delle imprese, sul mercato del lavoro e dell’innovazione tecnologica.

In questo contesto l’Italia ha fatto di recente passi in avanti con la riforma della mediazione introdotta con il “decreto del fare”, ma ciò non basta: occorre sostenere la crescita proseguendo sulla strada che porta al rafforzamento delle mediazione obbligatoria (va ripensata l’assistenza obbligatoria dei legali, rafforzati gli standard qualitativi e formativi degli OdM e dei mediatori e incrementata l’informazione per gli utenti), occorre inoltre incrementare i costi di accesso alla giustizia civile, commerciale e fiscale, in modo da scoraggiare l’avvio dei procedimenti a mero scopo dilatorio, ed infine è necessario revisionare il sistema impugnatorio.