L’effettiva partecipazione aumenta le probabilità di accordo oltre il 40%.

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I dati delle ultime statistiche sulla mediazione civile e dei recenti orientamenti giurisprudenziali illustrati dalla Commissione "Mediazione, Arbitrato e Riforma della Giustizia” dell’U.N.G.D.C.E.C.

Letto 1824 dal 09/03/2015



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Ribadita la sua legittimità all’impianto normativo costituzionale, la mediazione civile  sconta oggi l’impatto culturale negativo degli addetti ai lavori oltre che delle stesse parti, poco informate sulle potenzialità virtuose offerte dall’innovativo strumento di risoluzione alternativo delle liti.
Le statistiche, d’altro canto, parlano chiaro, poiché ci rappresentano una mediazione nella quale nella maggioranza dei casi non viene concessa al mediatore neppure la possibilità di aprire un dialogo tra le parti.
Una condotta, questa, poco aderente al dettato della legge e sanzionata da alcuni tribunali italiani secondo cui le parti devono effettivamente partecipare alla mediazione adottando comportamenti improntati alla correttezza e lealtà.
Un orientamento giurisprudenziale che trova l'avallo dei dati emersi nelle ultime statistiche diramate dal Ministero della Giustizia, che hanno evidenziato come nelle ipotesi di mediazione effettivamente partecipata dalle parti, l’accordo viene raggiunto ben oltre il 40% dei casi.
L’analisi del contesto attuale è ben delineata in una intervista apparsa il 5 marzo scorso su Italia Oggi e rilasciata da Renata Carrieri, delegata della “Commissione Mediazione, Arbitrato e Riforma della Giustizia”, dell’Unione Nazionale Giovani Commercialisti ed Esperti Contabili, che invitiamo a leggere integralmente sul pdf allegato.