La mediazione civile e l’esigenza di un cambiamento culturale della giustizia.

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Dopo la sentenza della Corte Costituzionale anche il Tar Lazio si pronuncia sulla mediazione civile, con luce ed ombre. Un istituto normativo a cavallo tra due modelli culturali che si scontrano nelle aule giudiziarie e non solo, con conseguenze non così poi tanto scontate quando i giudicanti hanno scarsa comprensione del cambiamento culturale epocale in atto. Riportiamo, a seguire, uno dei primi commenti tratti dalla comunità Facebook di “nonsolosentenze, la mediazioni e dintorni”.

Letto 1144 dal 28/01/2015



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"...la sentenza del TAR Lazio induce chi vuole impegnarsi per cambiare in meglio, non dico la società perché è obiettivo troppo ampio, ma il disastrato sistema della Giustizia civile, a rendersi conto che i cambiamenti culturali non sono né semplici, né rapidi né indolori, per cui il percorso del cambiamento culturale dal conflitto a tutti i costi alla pacificazione dei contendenti come obiettivo possibile si appalesa ancora un volta lungo e tormentato.....
...la sentenza motiva solo con poche scarne e sorprendenti parole - tanto da evocare una motivazione apparente, solo formale, quando è noto che il giudice non si ferma mai all'aspetto puramente formale, così come gli impongono i criteri legali di interpretazione delle norme- un punto (quello del diritto - ora eliminato da una sentenza che auspico ricorsa- alle spese di avvio della mediazione) che avrebbe meritato, sia per non scontatezza della questione e sia per le notevoli implicazioni della scelta di una o altra opzione, ben altra riflessione e motivazione…
Tuttavia, proprio per questo, la sentenza è interessante dal punto di vista sociologico perché aiuta a comprendere l'incipit di questo post, vale a dire quanto sia difficile la comprensione vera e l'accettazione di un cambiamento culturale epocale..
...il TAR, che esprime di regola intelletti sottili, neppure prova questa volta a verificare la possibilità di altre interpretazioni, pure sicuramente possibili (ad esempio è sicuramente predicabile che il "gratis" della norma, che già di per sé cozza contro ogni civile principio di retribuzione del lavoro, e che quindi è ben facilmente assoggettabile a interpretazione selettiva costituzionalmente orientata, si riferisca alla indennità vera e propria di mediazione, non a ciò che compensa solo le spese di avvio, che è irrazionale ritenere che debbano gravare a fondo perduto su un soggetto, un organismo privato, che non ha alcun obbligo giuridico di solidarietà sociale et similia)…
..ciò a testimonianza evidente dello scarso interesse (e conoscenza) da parte di chi si è occupato di questa decisione della questione sostanziale che è sottesa a tale decisione: vale a dire la valenza sostanziale (o meno) degli strumenti ADR ed in particolare della mediazione. Invero solo un opzione agnostica o di superficiale disprezzo di tali strumenti può avallare una così incredibile decisione.
 Non si chiede il TAR Lazio se non sarebbe ragionevole che ogni organismo di mediazione si rifiutasse di operare in tale modo, cioé gratuitamente ? E di svolgere attività propedeutiche al nonché del primo incontro, senza alcun pagamento delle pur evidenti spese vive relative.... Né si chiede se la interpretazione accolta sia conforme alla Costituzione ...
Insomma, la canzone è diversa ma lo spartito non è cambiato, prima la Corte Costituzionale ora il TAR.
Vediamo se il buon Orlando avrà qualcosa da dire in proposito..."