Pubblicati i dati statistici sulla mediazione civile aggiornati al terzo trimestre 2014: nel 48% degli incontri effettivi, si giunge ad un accordo.

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Letto 1487 dal 24/02/2015



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Il 2014 si conferma l’anno della ripresa della mediazione.
Al di là di alcuni dati certi, come la tempistica necessaria per risolvere una lite, nettamente a favore della mediazione (76 giorni a  fronte dei 1132 giorni richiesti in tribunale), le nuove statistiche ci consentono di leggere alcune interessanti novità, soprattutto con riferimento all’approccio degli operatori della giustizia verso il nuovo istituto.
Ecco che al solito costante aumento dei procedimenti iscritti ( oltre 122 mila iscrizioni nei primi 9 mesi del 2014) un vero e proprio cambiamento di passo, anche culturale, si segnala nell’ambito della mediazioni demandate (+3% rispetto al 2013) e con l’aumento della percentuale degli accordi conclusi nel momento in cui entrambe le parti decidano di entrare effettivamente in mediazione (in un caso su due, si giunge ad un accordo).
Un doppio risultato positivo, frutto, in gran parte, del dibattito attuale che ha fatto emergere da un lato, lo scarso apporto dei giudici nella mediazione demandata e, dall’altro, la necessità di assicurare il principio di effettività della mediazione attraverso la partecipazione virtuosa delle parti.
In attesa di un auspicato intervento ministeriale che incentivi i giudici a scegliere la via della mediazione demandata, nell’ambito delle materie meno mediabili, si segnala ancora una volta il trend negativo delle liti sui contratti assicurativi e bancari, risultato in gran parte dovuto alla scarsa dinamicità della catena decisionale all’interno della mediazione oltre che alla mancata comprensione dei suoi effetti virtuosi.
Non è un caso, infatti, che nel settore bancario gli istituti partecipano nel 37% delle liti senza giungere quasi mai ad un accordo.
Positivi, invece sono i dati che riguardano le liti condominiali, locative e sui diritti reali.
In termini di efficienza (percentuale di liti definite), gli organismi privati e le Camere di Commercio fanno registrare ancora una volta un tasso di definizione ben maggiore rispetto agli Ordini forensi, segnale, questo, che la preparazione professionale del mediatore è un fattore determinante nel definire positivamente le liti.