Pubblicato il Rapporto “L’Italia e la sua reputazione: la giustizia civile cinque anni dopo”

Rss feed

“L’Italia e la sua reputazione: la giustizia civile cinque anni dopo” è parte di un progetto pluriennale di ricerca di italiadecide, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, sulla reputazione dell’Italia quale emerge dal posizionamento nei ranking internazionali in settori di particolare rilevanza per la competitività del Paese.

Letto 516 dal 14/11/2023



pubblicato-il-rapporto-l-italia-e-la-sua-reputazione-la-giustizia-civile-cinque-anni-dopo-0-53.jpg

L’obiettivo del Rapporto è fornire elementi di conoscenza utili a dar ragione della nostra posizione relativa, disegnare una strategia, in cui coinvolgere energie pubbliche e private, finalizzata a ridurre il nostro spread reputazionale, colmare l’eventuale scollamento tra il Paese reale e la sua rappresentazione, sottoporre ai decisori pubblici proposte per il recupero della reputazione dell’Italia. Il peso reputazionale di una giustizia civile efficiente ed efficace, e come tale comunemente riconosciuta, è cresciuto divenendo sempre più un fattore chiave per la fiducia tra cittadini e istituzioni, la competitività delle attività economiche, la capacità del Paese di affrontare le sfide poste dalle grandi transizioni in atto e partecipare a pieno titolo ai progetti comuni europei e alle alleanze necessarie per costruirli. Una esigenza oggi imprescindibile, vista l’inserimento della giustizia tra le priorità del Recovery Plan come condizione per accedere alle risorse finanziarie del Recovery Found. Per queste ragioni nel 2022 si è deciso di verificare la reputazione internazionale della giustizia civile a 5 anni di distanza dalla prima Ricerca e, con la collaborazione del Ministero della Giustizia, di ampliare l’analisi a un focus sulla situazione italiana, con una disamina delle riforme introdotte negli ultimi 20 anni, della performance del sistema a livello territoriale, degli obiettivi, interventi e risultati attesi dal PNRR.

Prendendo a riferimento i dati, riferiti al 2020, della Commissione Europea per l’Efficienza della Giustizia del Consiglio d’Europa (CEPEJ) e del Ministero della Giustizia, quindi condizionati dal periodo pandemico, sono state analizzate le performance del sistema di giustizia italiano in confronto con quattro Paesi di riferimento dell’Unione Europea (Francia, Germania, Polonia e Spagna). Dall’analisi emerge che il nostro Paese da anni continua a registrare miglioramenti in tutti gli indicatori di performance, anche se i livelli non sono ancora paragonabili a quelli di altre nazioni europee. Nel confronto con gli altri sistemi europei, la giustizia civile assume un particolare rilievo perché oggetto di un giudizio spesso negativo che scoraggia gli investimenti

L’Italia risulta tra i Paesi migliori per efficienza dei tribunali, superando Francia e Germania, grazie alla capacità di ridurre gli arretrati e risolvere più cause di quante ne vengono iscritte, con un clearance rate (procedimenti definiti/procedimenti iscritti nell’anno) del 104% ogni 100 nuove cause per primo grado di giudizio e del 115% ogni 100 nuove cause per il secondo grado. Valori superiori al 100% indicano che i tribunali hanno risolto più casi di quanti ne siano stati iscritti, riducendo quindi i pendenti, e viceversa.

Importante l’impulso che deriva del PNRR, la cui strategia di intervento si articola in tre linee: investimenti in risorse umane finalizzati alla realizzazione di un piano straordinario di riduzione delle pendenze e dell’arretrato, politiche strutturali volte ad aumentare in maniera stabile la produttività degli Uffici giudiziari e interventi normativi finalizzati a razionalizzare e semplificare lo svolgimento del processo.

Il Rapporto evidenzia la capacità di definire il contenzioso da parte dei giudici italiani che, con 169 definizioni annue per giudice, risultano tra i più produttivi rispetto ai colleghi europei, in un contesto con livelli di litigiosità attuali allineati alla media degli altri paesi, nonostante il sistema presenti un numero di avvocati significativamente superiore nel confronto europeo.

Gli elementi di criticità emersi sono che l’Italia risulta ultimo paese per tempi di risoluzione delle cause con un disposition time (durata dei procedimenti) di 674 e 1026 giorni, rispettivamente nel primo e secondo grado, dovuto all’enorme arretrato accumulato fino al 2009 e la differenza di performance dei singoli tribunali italiani.

La ricerca è stata presentata il 2 ottobre 2023 a Palazzo Madama alla presenza del Ministro della Giustizia Carlo Nordio (si veda https://www.youtube.com/watch?v=31jJMFE0gBk).

http://www.italiadecide.it/litalia-e-la-sua-reputazione-la-giustizia-civile-cinque-anni-dopo/

https://i2.res.24o.it/pdf2010/Editrice/ILSOLE24ORE/QUOTIDIANI_VERTICALI/Online/_Oggetti_Embedded/Documenti/2023/10/04/italiadecide_litalia.pdf

https://italia-informa.com/giustizia-italiadecide-intesa-sanpaolo.aspx










ok