Uno sguardo sul panorama della mediazione civile

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Dott.ssa Cristina Scatto

La mediazione civile e commerciale trova applicazione in diversi ambiti: non solo civile e commerciale, ma anche internazionale e del consumo, a seconda della natura della controversia. A seguire approfondiremo il ruolo del mediatore in ciascuno di questi contesti, evidenziandone le caratteristiche e l’importanza per avvocati e parti coinvolte.

A cura del Mediatore Dott.ssa Cristina Scatto da Lecce.
Letto 26 dal 24/02/2026

La mediazione civile e commerciale è un metodo alternativo di risoluzione delle controversie in cui le parti in conflitto, assistite da un mediatore neutrale, cercano di raggiungere un accordo amichevole evitando di adire al tribunale. Il mediatore è un professionista imparziale e senza potere decisionale, il cui compito è facilitare il dialogo e la negoziazione tra le parti. Questo processo, disciplinato in Italia dal D. Lgs. 28/2010, offre un percorso più rapido, riservato e cooperativo rispetto alla causa giudiziale tradizionale. I vantaggi della mediazione sono numerosi: tempi ridotti, costi contenuti, soluzioni concordate e durature che tengono conto degli interessi di tutti (vedi tutti i vantaggi).
In pratica, cos’è la mediazione? Si tratta di un procedimento snello, privo di formalità rigide, in cui le parti, con l’ausilio del mediatore, esplorano possibili accordi win-win anziché affrontare una causa in tribunale (Cos’è la mediazione). Per capire meglio come funziona questo percorso, basti pensare che si discute il merito della vicenda già dal primo incontro e la mediazione, può concludersi, in poche settimane, con un accordo scritto che ha valenza di titolo esecutivo (come funziona).


Mediatore civile

Il mediatore civile interviene nelle controversie tra privati cittadini in materia civile, come ad esempio liti condominiali, divisioni ereditarie, locazioni o questioni di confine tra proprietà. In queste situazioni, il mediatore civile svolge un ruolo cruciale di facilitatore: ascolta le posizioni di ciascuna parte, crea un clima di dialogo costruttivo facendo intravedere il percorso verso una possibile intesa. La procedura di mediazione civile è volontaria, ma in Italia è obbligatoria in alcune materie prima di poter agire in giudizio. Ciò significa che, per le seguenti materie: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, associazione in partecipazione, consorzio, franchising, opera, rete, somministrazione, società di persone e subfornitura (Art. 5 D. Lgs. 28/2010 la legge richiede obbligatoriamente di tentare la mediazione prima di depositare il ricorso in tribunale. In queste mediazioni obbligatorie le parti devono essere assistite dai propri avvocati sin dal primo incontro, e l’assenza senza giustificato motivo può avere conseguenze negative in un eventuale processo successivo. Se la mediazione civile va a buon fine, l’accordo raggiunto, redatto per iscritto e sottoscritto da tutte le parti, ha valenza di titolo esecutivo, cioè ha efficacia esecutiva. In caso contrario, le parti mantengono il diritto di adire il tribunale, ma avranno comunque beneficiato di un confronto diretto che spesso chiarisce le questioni in gioco. Per ulteriori dettagli operativi sul procedimento, il sito 101Mediatori offre una guida dedicata su come funziona la mediazione con tutte le fasi e le tempistiche previste.

Mediatore commerciale

Il mediatore commerciale è specializzato nelle controversie che coinvolgono imprese, professionisti o rapporti contrattuali di natura commerciale. Si tratta di dispute tra aziende (B2B) o tra imprese e clienti/fornitori, ad esempio disaccordi su forniture, partnership commerciali in crisi, contratti di appalto o questioni societarie tra soci. In tali casi, il mediatore commerciale mette in campo competenze sia giuridiche sia economiche: comprende le esigenze di business sottostanti al conflitto e aiuta le parti a trovare soluzioni pragmatiche che salvaguardino le relazioni commerciali. Un elemento chiave in ambito commerciale è la riservatezza: le aziende spesso preferiscono risolvere le divergenze lontano dai riflettori delle aule di giustizia, evitando pubblicità negativa e salvaguardando segreti industriali o informazioni sensibili. Il procedimento di mediazione garantisce la confidenzialità del procedimento, creando un ambiente in cui i rappresentanti delle imprese possono dialogare apertamente su numeri, interessi e opzioni di accordo.

Esempio pratico: Si immagini due società in conflitto per la fornitura di materiali: il fornitore lamenta pagamenti arretrati e il cliente contesta ritardi e difetti nei prodotti. Invece di intraprendere una lunga causa civile, le parti decidono di rivolgersi a un mediatore commerciale. Durante la mediazione, emergono gli interessi reali: il fornitore vuole mantenere un rapporto di affari e recuperare il credito, il cliente desidera garanzie sulla qualità e sui tempi di consegna futuri. Il mediatore li aiuta a elaborare un accordo: un piano di pagamento rateizzato per gli arretrati e uno sconto sulla fornitura successiva, accompagnato da controlli di qualità più stringenti. Così, grazie all’intervento del mediatore, le due aziende evitano il tribunale, risolvono il problema in poche settimane, con costi più contenuti, e preservano la loro collaborazione commerciale. Questo esempio mostra come la mediazione commerciale consenta soluzioni creative e adattate alle esigenze delle parti, spesso impossibili da ottenere con una sentenza giudiziaria standard.

Mediatore internazionale

Quando una controversia oltrepassa i confini nazionali, si entra nell’ambito delle mediazioni internazionali. Queste riguardano conflitti in cui le parti appartengono a Stati diversi oppure questioni contrattuali che coinvolgono ordinamenti giuridici differenti (ad esempio una compravendita tra un’azienda italiana e una estera, oppure dispute transfrontaliere in materia di proprietà intellettuale, investimenti, joint venture internazionali, ecc.). La mediazione internazionale è uno strumento prezioso per risolvere rapidamente tali controversie senza dover affrontare complicati procedimenti in tribunali stranieri o arbitrati costosi. Il mediatore internazionale deve possedere competenze specifiche: innanzitutto la conoscenza delle lingue straniere coinvolte. Il mediatore internazionale deve essere iscritto nell’elenco dei mediatori esperti nella materia internazionale e liti transfrontaliere. È fondamentale che possa comunicare efficacemente con entrambe le parti, spesso in inglese o nella lingua scelta per le negoziazioni, facilitando la comprensione reciproca. Inoltre, servono spiccate doti di sensibilità multiculturale: nelle dispute internazionali entrano in gioco mentalità, usi e pratiche differenti, e il mediatore deve essere in grado di colmare le distanze culturali, evitando malintesi e creando fiducia.

Dal punto di vista tecnico, un mediatore attivo su controversie internazionali deve avere familiarità con i diversi sistemi legali e con le norme sovranazionali che possono rilevare (si pensi, ad esempio, alle convenzioni internazionali sul riconoscimento degli accordi di mediazione o alle direttive UE in tema di ADR). In Italia, chi desidera operare come mediatore esperto in materia internazionale deve anche dimostrare formalmente le proprie conoscenze linguistiche: nei requisiti di accreditamento è prevista la certificazione delle conoscenze linguistiche con certificazione non inferiore allivello B2 e competenze linguistiche necessarie per condurre mediazioni bilingui o multilingui (Art. 8 D.M. 150/2023). In sintesi, la mediazione internazionale richiede professionisti altamente qualificati, in grado di gestire negoziati complessi su scala globale. Quando queste condizioni sono soddisfatte, le parti coinvolte – siano esse aziende multinazionali o persone fisiche in dispute transfrontaliere – possono beneficiare di soluzioni rapide e condivise, evitando lunghe battaglie legali in più giurisdizioni.

Mediatore del consumo

La figura del mediatore del consumo si occupa delle controversie tra consumatori e fornitori di beni o servizi. Si tratta di un ambito reso sempre più centrale dalle normative europee e nazionali a tutela del consumatore, che incoraggiano metodi ADR (Alternative Dispute Resolution) per risolvere i reclami senza ricorrere ai tribunali. Tipicamente, le dispute riguardano contratti di fornitura di servizi (utenze domestiche di luce, gas, telefono, servizi internet), servizi bancari o assicurativi rivolti al pubblico, acquisti online o in negozio con problemi di difetti del prodotto, garanzie, penali contrattuali e così via. In passato, un consumatore insoddisfatto di un servizio spesso aveva come unica strada quella di adire il Giudice di Pace o un’associazione di consumatori per tutelare i propri diritti. Oggi, invece, esiste la possibilità (e talvolta l’obbligo) di rivolgersi a un organismo di mediazione del consumo: ad esempio, per le telecomunicazioni in Italia è previsto un tentativo obbligatorio di conciliazione tramite il Co.Re.Com. (Comitato Regionale per le Comunicazioni) ed esperire il tentativo obbligatorio di conciliazione, seguendo la procedura di risoluzione delle controversie regolata dalla delibera 353/19/CONS, emanata dall’Agcom, prima di poter citare in giudizio l’operatore telefonico.

Il mediatore del consumo opera solitamente presso enti o camere di conciliazione specializzate in materia consumeristica, spesso riconosciute e iscritte in appositi registri tenuti dalle autorità competenti (come il Ministero dello Sviluppo Economico o Autorità di regolazione di settore). Il suo approccio deve tener conto del potenziale squilibrio tra le parti: da un lato il consumatore, parte debole contrattuale, dall’altro l’azienda fornitrice, spesso di grandi dimensioni. Il mediatore garantisce che entrambe le voci siano ascoltate e che si cerchi una soluzione equa. Un esempio concreto può essere la controversia su una bolletta telefonica anormalmente elevata: il cliente reclama un errore di fatturazione, l’operatore sostiene la correttezza dell’importo. In mediazione, il mediatore del consumo aiuta a verificare i fatti (consumi registrati, eventuali malfunzionamenti) e a negoziare un accordo: ad esempio uno storno parziale della bolletta oppure un piano di rientro senza interessi, unito magari a un’offerta promozionale per mantenere il cliente. Spesso queste mediazioni sono gratuite o poco onerose per il consumatore e si svolgono in modo telematico (telefonicamente o via piattaforme online), facilitando l’accesso alla giustizia sostanziale per l’utente comune. Per gli avvocati, conoscere la mediazione del consumo significa poter assistere efficacemente i propri clienti nelle sedi ADR appropriate e cogliere opportunità di risoluzione rapida quando una causa sarebbe sproporzionata ai valori in gioco.

L’ art. 5 del D. Lgs. 28/2010, come novellato dalle modifiche introdotte dal D. Lgs. 216/2024 ha introdotto come obbligatoria la materia “somministrazione”. Per assolvere alla condizione di procedibilità in questa materia le parti possono anche esperire, per le materie e nei limiti ivi regolamentati, le procedure previste: a) dall’articolo 128-bis del decreto legislativo 1° settembre 1993, “Testo unico bancario” in materia bancaria; b) dall’articolo 32-ter del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, “Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (TUF)” in materia finanziaria; c) dall’articolo 187.1 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, “Codice delle assicurazioni private”, in materia assicurativa; d) dall’articolo 2, comma 24, lettera b), della legge 14 novembre 1995, n. 481 ”Istituzione delle Autorità per i servizi di pubblica utilità”, materia consumo (ARERA per le forniture di energia elettrica, gas e acqua).

Avvocato mediatore

Nel panorama della mediazione, è sempre più frequente imbattersi nella figura dell’avvocato mediatore. Di che si tratta? In sostanza di un professionista forense (avvocato) che ha deciso di specializzarsi anche nell’attività di mediatore. Va premesso che, per legge, il mediatore civile e commerciale può essere non solo un avvocato, ma anche un esperto di altre discipline (ad esempio commercialisti, tecnici, psicologi, o qualsiasi laureato/professionista che abbia seguito la formazione prevista). Tuttavia, molti mediatori in Italia provengono dal mondo forense.

La differenza principale tra un mediatore “generico” e un avvocato mediatore risiede nel bagaglio di conoscenze e nell’approccio. Un avvocato che opera come mediatore porta con sé una profonda comprensione del diritto e delle procedure legali: conosce le logiche del processo, sa valutare la fondatezza giuridica delle pretese e prevedere gli scenari di causa. Questa prospettiva può rivelarsi un grande vantaggio nel corso della mediazione, perché l’avvocato mediatore è in grado di parlare lo stesso linguaggio dei colleghi legali delle parti, guadagnandone la fiducia, e di aiutare le parti stesse a capire i pro e i contro di un eventuale giudizio.Attenzione, però: quando veste i panni di mediatore, anche l’avvocato deve mantenere il ruolo super partes e neutrale. Non potrà dare consulenza legale a una delle parti né tantomeno imporre soluzioni in base alla legge; il suo obiettivo rimane facilitare l’accordo.

vantaggi di affidarsi a un avvocato mediatore sono tangibili soprattutto nelle controversie giuridicamente complesse. Immaginiamo una disputa che coinvolge questioni tecniche di diritto civile: avere come mediatore un collega avvocato significa poter contare su un professionista che capisce immediatamente riferimenti normativi, clausole contrattuali e problematiche processuali, e che quindi saprà indirizzare le trattative tenendo conto anche di quegli aspetti. Ad esempio, un avvocato mediatore saprà suggerire alle parti soluzioni conciliative che possano poi essere facilmente trasformate in un accordo formalmente valido e conforme alla legge, evitando espressioni ambigue o patti nulli. Inoltre, l’avvocato mediatore conosce gli obblighi deontologici degli avvocati e l’importanza del ruolo di assistente negoziale del legale in mediazione: per questo spesso riesce a coinvolgere attivamente i difensori delle parti, trasformandoli in alleati del processo mediativo piuttosto che in semplici portavoce di pretese.

Per gli avvocati interessati ad ampliare le proprie competenze, intraprendere il percorso per diventare mediatori può rappresentare un valore aggiunto alla carriera: significa acquisire abilità di negoziazione avanzate, capacità di gestione del conflitto e un titolo spendibile in un ambito – quello ADR – in continua crescita e sostenuto dalle istituzioni. In breve, la figura dell’avvocato mediatore incarna la sinergia tra conoscenza legale e tecnica mediativa, offrendo alle parti di una lite il meglio di entrambi i mondi.

Ciononostante, anche la figura del mediatore esperto, ma privo del titolo di avvocato dispone di notevoli vantaggi strategici e competitivi che contribuiscono al successo della mediazione. Tra questi:

1. Neutralità e indipendenza accresciute in termini di assenza di colleganza e imparzialità non contaminata. Essendo svincolato dalla colleganza professionale con gli avvocati presenti al tavolo, il mediatore si pone in modo intrinsecamente più libero e franco. Inoltre, non essendo soggetto a confronti o dinamiche professionali con i legali, la sua posizione di terzo neutrale risulta rafforzata.

2. Efficacia metodologica e focus sugli interessi. Il suo approccio è diretto, il modus operandi è orientato a lavorare in modo mirato sugli interessi profondi delle parti con il compito primario di facilitare il passaggio dalle posizioni espresse (principi) ai bisogni sottostanti, al fine di far emergere le leve essenziali per un potenziale percorso mediativo. Non avendo condizionamenti giuridici, favorisce la ricerca di soluzioni creative e orientate al futuro. I professionisti che scelgono questa carriera hanno generalmente alle spalle percorsi di studi mirati nell'ambito della gestione dei conflitti (es. mediazione familiare, counseling, coaching), spesso supportati dall'iscrizione ad albi professionali specifici.
Come requisito fondamentale, al fine di essere efficace, il mediatore non avvocato deve comunque dimostrare adeguata preparazione e competenza sugli aspetti specifici del diritto rilevante per l'oggetto della mediazione, mantenendo così la credibilità professionale di fronte agli avvocati.

Acquisizione del titolo

In conclusione, vediamo quali sono i requisiti e le caratteristiche di un mediatore professionista qualificato. In Italia, la professione di mediatore è regolamentata e richiede specifici titoli e percorsi formativi, affinché l’utente (avvocato o parte) possa affidarsi a figure realmente competenti. In particolare, un mediatore civile e commerciale per definirsi professionista deve soddisfare alcuni requisiti fondamentali di legge (ex Art. 23 D. M. 150/2023:

  • Titolo di studio: possedere una laurea (almeno triennale) in qualsiasi disciplina. Se la laurea è triennale, per ottenere il titolo di mediatore, il professionista deve obbligatoriamente essere iscritto a un ordine o collegio professionale (art 23 co. 6 D.M. 150/2023). Ciò garantisce una base culturale solida e una certa esperienza professionale pregressa.
  • Formazione specialistica: aver frequentato uno specifico corso di formazione per mediatori della durata minima prevista di non meno di 80 ore, diviso in moduli teorici e pratici presso un ente di formazione accreditato dal Ministero della Giustizia, e aver superato con esito positivo la prova finale. Il mediatore dovrà altresì svolgere tirocini mediante partecipazione, con affiancamento al mediatore, in non meno di dieci mediazioni con adesione della parte invitata. In questo corso il mediatore apprende sia la normativa di riferimento (nazionale ed europea) sia le tecniche di negoziazione e comunicazione necessarie a condurre efficacemente un incontro di mediazione.
     
  • Aggiornamento continuo: impegnarsi in una formazione continua, mediante corsi di aggiornamento biennale (attualmente almeno 18 ore ogni 2 anni). Le regole prevedono che il mediatore sviluppi e aggiorni le proprie competenze, adeguandosi alle evoluzioni normative e migliorando le proprie abilità pratiche attraverso simulazioni e approfondimenti.
     
  • Accreditamento e iscrizione: essere iscritto nelle liste di un Organismo di Mediazione riconosciuto dal Ministero. In Italia i mediatori non esercitano mai “da soli”, ma operano all’interno di Organismi pubblici o privati iscritti nell’apposito registro ministeriale. Questo assicura che l’attività del mediatore sia sottoposta a vigilanza e che vi siano standard deontologici da rispettare. Ad esempio, 101Mediatori è un Organismo di Mediazione accreditato e i suoi mediatori professionisti sono tutti iscritti a tale organismo e soggetti al relativo codice etico.
Oltre ai requisiti formali, un mediatore professionista di qualità deve possedere caratteristiche personali e competenze trasversali importanti. Spiccano le doti comunicative e di ascolto attivo, la capacità di empatia e intelligenza emotiva nel comprendere i bisogni delle parti, la creatività nel suggerire opzioni di accordo alternative e la pazienza/serenità nel gestire anche momenti di tensione durante gli incontri.
L’imparzialità e la neutralità sono valori imprescindibili: il mediatore professionista sa di dover mantenere equidistanza e riservatezza, costruendo credibilità verso entrambe le parti. Importante è anche la credibilità tecnica: spesso le parti (e i loro avvocati) apprezzano mediatori che abbiano esperienza nel settore specifico della controversia (ad esempio un mediatore con background giuridico per questioni legali, o con competenze tecniche per liti in edilizia, e così via). Infine, un buon mediatore professionista agisce con etica e deontologia: non ha conflitti d’interesse, non giudica le parti, e si adopera con scrupolo perché il procedimento si svolga correttamente e nel rispetto della normativa.

Rivolgersi a un mediatore qualificato iscritto a un organismo serio offre dunque garanzie di affidabilità e competenza. Sul portale di 101Mediatori, ad esempio, è possibile conoscere il profilo dei vari mediatori attivi nelle oltre 100 sedi presenti sul territorio nazionale, con informazioni sulla loro formazione ed esperienza. Scegliere un mediatore professionista significa scegliere un percorso di negoziazione strutturato, in cui un esperto terzo guiderà le parti fuori dall’impasse del conflitto.

Per gli avvocati, collaborare con mediatori preparati vuol dire poter contare su partner capaci di valorizzare gli interessi dei clienti in modo complementare all’attività legale, riducendo tempi e rischi. Per gli utenti e le imprese, affidarsi alla mediazione significa puntare su una giustizia consensuale dove, anziché subire una decisione, si costruisce insieme la soluzione. In definitiva, la figura del mediatore – sia esso civile, commerciale, internazionale o del consumo – rappresenta il fulcro di questo approccio moderno e costruttivo alle controversie: un professionista al servizio del dialogo e dell’accordo, capace di trasformare il conflitto in un’opportunità di intesa.

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Chi è l'autore
Dott.ssa Cristina Scatto Mediatore Dott.ssa Cristina Scatto
Laureata in Scienze della Comunicazione con un ventennio di esperienza in qualità di manager nell'ambito delle vendita e della negoziazione per un azienda leader del trasporto aereo, mediatrice familiare e counselor professionale, ferrata nella gestione dei conflitti e nelle tecniche di comunicazione interpersonale, frutto dell'esperienza acquisita.
In base alla mia esperienza, la mediazione consente in genere di preservare il rapporto tra le parti: spesso lo rinnova e lo rafforza su basi nuov...
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